Lei ora ha scelto. Ha ribadito la sua scelta. È in attesa. Attende il confronto, l’epilogo di un’esistenza senza compromessi,come si dovrebbe essere capaci noi, a dire a fare a reagire a gridare
La storia di Antigone, la figlia di Edipo, la ribelle che decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe Creonte, ci dà l’occasione di indagare, ancora una volta come una naturale prosecuzione di Macellum, sulle molteplici letture della verità e della giusta giustizia. Si è messi di fronte alla difficile scelta di prendere o le parti della giovane donna che seppellisce il fratello ignorando la volontà del re, per altro suo zio, o quella del re che fa rispettare la legge a costo di intaccare la propria quiete familiare.
Questa messa in scena che si nutre del classico sofocleo, della versione novecentesca di Anouilh e di quella cinematografica della Cavani si apre ai linguaggi della contemporaneità innestando nella trama riflessioni sui tempi che viviamo, amplificando così il valore politico dell’opera.
Antigone parla di noi, della nostra società in vetrina, di noi in mostra, è l’immagine algida di una umanità messa in svendita da chi detiene il potere, è un atto d’accusa verso una società che soffoca i propri figli. In scena solo Antigone e Creonte, in un gioco a forzare le regole dentro e fuori il teatro.
Non appena si entra in sala sembra di essere finiti in un quadro di De Chirico: in una scenografia buia e imprecisata, l’elemento antico convive in modo arbitrario con il moderno […].
Immobile di fronte a una televisione vuota, Antigone – vestita di un bianco candido e microfono alla mano, al contempo coreuta antica e corista moderna – si muove con passo calibrato in questo luogo dai tratti surreali e vagamente erotici […] Gli attori si rincorrono, si stringono in modo violento e si guardano negli occhi con l’ostinazione di chi vuole far prevalere le proprie ragioni; affrontano con trasporto queste parole carnali e affilate, capolavoro di pathos e introspezione, che scavano nella fragilità di Creonte come nella forza sconsiderata di Antigone. Una lotta fra dicotomie insanabili destinate entrambe alla distruzione. [Sarah Curati su Paper Street]
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She has made her choice now. She has reaffirmed her choice. She is waiting. She awaits the confrontation, the epilogue of an uncompromising existence—the kind of capacity we ourselves should possess to speak, to act, to react, to scream.
The story of Antigone, the daughter of Oedipus, the rebel who decides to bury the corpse of her brother Polynices against the will of Creon, the new king of Thebes, offers us an opportunity to investigate—once again, as a natural continuation of Macellum—the multifaceted interpretations of truth and rightful justice. We are confronted with the difficult choice of taking either the side of the young woman who buries her brother while ignoring the will of the king, who is also her uncle, or that of the king who enforces the law at the cost of disrupting his own family's peace.
This production, which draws sustenance from the Sophoclean classic, Anouilh's twentieth-century version, and Cavani's cinematic adaptation, opens itself to the languages of contemporaneity. By embedding reflections on the times we live in into the plot, it amplifies the political value of the work.
Antigone speaks of us, of our society on display, of ourselves showcased. It is the cold image of a humanity put up for clearance by those who hold power; it is an indictment against a society that suffocates its own children. Only Antigone and Creon are on stage, in a game that forces the rules both inside and outside the theater.
As soon as you enter the auditorium, you feel as though you have stepped into a De Chirico painting: within a dark and ambiguous scenography, the ancient element coexists arbitrarily with the modern […].
Immobile in front of a blank television, Antigone—dressed in pristine white with a microphone in hand, simultaneously an ancient chorus leader and a modern backing vocalist—moves with a measured step through this surreal and vaguely erotic place […] The actors chase each other, grip one another violently, and lock eyes with the stubbornness of those determined to make their own reasons prevail. They tackle with passion these carnal and sharp words—a masterpiece of pathos and introspection—which dig into Creon's fragility just as they do into Antigone's reckless strength. A struggle between irreconcilable dichotomies, both destined for destruction. [Sarah Curati on Paper Street]
spettacolo ideato, interpretato e diretto da Julia Borretti e Titta Ceccano
musiche Francesco Altilio
ceramiche di scena Laura Giusti Laghirà
una produzione Matutateatro
con il sostegno di ARTè Teatro stabile d’innovazione -Teatro Mancinelli di Orvieto
anno 2021 (ver. elettronica)
Antigone; Matutateatro; 30/04/2026, Aula Magna; Liceo Scientifico E. Majorana, Latina
Antigone; Matutateatro; 28/04/2026, Aula Magna; Liceo Scientifico E. Majorana, Latina
Antigone; Matutateatro; 27/04/2026, Aula Magna; Liceo Scientifico E. Majorana, Latina
Antigone; Matutateatro; 11/03/2023, Aula Multimediale; Liceo Scientifico G.B. Grassi di Latina, Latina
Antigone; Matutateatro; 10/03/2023, Aula Multimediale; Liceo Scientifico G.B. Grassi di Latina, Latina
Antigone; Classic for Future; Regione Lazio, Europa, Matutateatro; 22/11/2023, Auditorium Liceo Artistico Statale Michelangelo Buonarroti, Latina
Antigone, Teatro Aperto; Comune di Priverno, Matutateatro, 17/10/2021, Teatro Comunale Gigi Proietti, Priverno
Antigone, Matutateatro; 22/05/2021; – Mat_Spazio, Sezze