Parco di Luna è una pièce teatrale che nasce dall’incontro tra parola poetica, suono e immagine. In un gioco di proiezioni e soglie, al limite tra realtà e rappresentazione, si schiude il mondo del Parco, un parco metropolitano, luogo sì pubblico, ma anche privato, rifugio onirico di bellezza, racchiuso e delimitato, composto di voci, immagini e suoni che guidano a un viaggio introspettivo fatto di progressiva consapevolezza di “essere parte” e, al contempo, di “fare la parte”. La voce di Milena Antonucci guida il pubblico in una lettura performativa di poesia. Ad arricchire il viaggio, l'interpretazione visiva delle illustrazioni di Ottavia Rizzo, che prendono forma sulla scena, e le suggestioni sonore degli studenti del Corso di Musica Elettronica del Conservatorio Niccolò Paganini, che creano un paesaggio musicale elettronico. Parco di Luna è un’esperienza immersiva dove teatro, musica e illustrazione si intrecciano in tempo reale, dando vita a un racconto sensoriale che non si limita a essere visto o ascoltato, ma attraversato.
«Quale parco potrebbe mai esistere, sulla luna?». Nell’intervallo dicotomico tra pubblico e privato, nello spazio interstiziale, sulla soglia che commista e costantemente ricompone realtà e proiezione, vita e rappresentazione, assume forma un percorso intimo e al tempo stesso universale, fatto di personaggi scarni ma indispensabili: un custode (del parco), un giardiniere (il suo dipendente, nonché protagonista dell’opera), uno sguardo (che accende l’amore per la bellezza, per la cura, ma che parimenti inganna quando, scopertosi ipnotizzato e cristallizzato sull’oggetto del desiderio, non è più in grado di osservare la propria vita). Lo stesso sguardo “finito” dagli occhi dell’altro e che però, in chiusura, comprende definitivamente e smaschera l’inganno, le proiezioni, decidendo di lasciare la scena un attimo prima del suo chiudersi nel silenzio e nel buio. Altri due oggetti assurgono a simbolo, facendosi personaggi: una coperta, una protezione dai geli della vita, donata dal custode al giardiniere e gettata via per eccesso di presunzione, e una poltrona, metafora di quella comodità che conserva l’ultima volontà, presuntuosa anch’essa, di lasciare che un qualunque contesto, ormai logoro, ci si consumi addosso, piuttosto che assumersi la responsabilità di una chiusura.
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Parco di Luna is a theatrical piece born from the encounter between poetic word, sound, and image. In a play of projections and thresholds, on the borderline between reality and representation, the world of the Park unfolds. A metropolitan park, a place that is indeed public but also private, an oneiric refuge of beauty—enclosed and bounded, composed of voices, images, and sounds that guide us on an introspective journey made of progressive awareness of both "being a part" and, at the same time, "playing the part." The voice of Milena Antonucci guides the audience through a performative poetry reading. Enriching the journey is the visual interpretation of Ottavia Rizzo's illustrations, which take shape on stage, alongside the sonic impressions created by the students of the Electronic Music Department at the Niccolò Paganini Conservatory, who shape an electronic musical landscape. Parco di Luna is an immersive experience where theater, music, and illustration intertwine in real time, giving life to a sensory tale that is not merely seen or heard, but walked through.
"What kind of park could ever exist on the moon?" Within the dichotomous interval between public and private, in the interstitial space, on the threshold that mixes and constantly recomposes reality and projection, life and representation, an intimate yet universal path takes shape. It is peopled by sparse but essential characters: a caretaker (of the park), a gardener (his employee, as well as the protagonist of the work), and a gaze (which ignites a love for beauty and care, but equally deceives when, finding itself hypnotized and crystallized on the object of desire, it can no longer observe its own life). It is this same gaze, "ended" by the eyes of the other, which in the closing moments definitively understands and unmasks the deception and the projections, deciding to leave the stage a moment before it closes in silence and darkness. Two other objects rise to the level of symbols, becoming characters themselves: a blanket, a protection from the chills of life, gifted by the caretaker to the gardener and thrown away out of overconfidence; and an armchair, a metaphor for that comfort which preserves the final—and also presumptuous—desire to let any worn-out context consume itself upon us, rather than taking responsibility for bringing it to a close.
Parco di Luna, mise en espace dell’omonimo poema in versi (testo ridotto e adattato alla scena)
di e con Milena Antonucci
Illustrazioni Ottavia Rizzo
Musiche di: Davide Audino, Gabriele Bernardi, Riccardo Gobbo, Chiara Ciancarini, Teseo Nicassio, Luca Fiorato, Riccardo Storto, Simone Seminerio.
Coordinati dal M° Francesco Altilio Suoni a cura del dipartimento dei Nuovi Linguaggi del Conservatorio "N. Paganini" di Genova.
Produzione Librìdo e Altri Suoni - Count Basie Jazz Club
Anno 2026
Parco di Luna, Altri Suoni; Conservatorio “N. Paganini” di Genova, Altri Suoni, Count Basie, Librìdo; 01/03/2026; Count Basie Jazz Club, Genova